Il Data Journalism arriva in Rai


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Immagine che vuole rappresentare il Data JournalismSempre più spesso si sente parlare di Data Journalism, ma raramente si sa esattamente di che cosa si parla. Proviamo a capire che cos’è e perché potrebbe interessare anche piccole redazioni di provincia, e non solo i grandi colossi del media mainstream.

Wikipedia ci dice che il Data Journalism:

si basa sull’utilizzo di grandi quantità di dati, sia di nuova acquisizione che già disponibili, informatizzati o meno […], e si riferisce a ogni parte del processo di stesura di un articolo che comprende l’uso di un computer, dalla ricerca di informazioni all’invio di e-mail per effettuare sondaggi. Infine il data-driven journalism è quella branca che prende tanto più piede quanto la disponibilità di dati è presente e importante, e che si basa proprio sull’utilizzo particolare di grandissime banche dati e di software per la loro analisi, oltre che sull’uso di programmi (open source o creati ad hoc) per il confronto e l’infografica dei dati.

Quindi il Data Journalism, per sintetizzare ulteriormente, è il trattamento, da parte del giornalismo, di una grande massa di dati, usati a sostegno dell’inchiesta che sta conducendo. Un esempio potrebbe essere quello di un giornalista che conduce un’inchiesta sulle recenti vicende del Monte dei Paschi di Siena, e tratta con gli strumenti del Data Journalism tutti i dati disponibili sui conti della banca senese, i bilanci, le fusioni, e via discorrendo.

Una volta che il trattamento dei dati è stato fatto, questi possono essere “tradotti” in un’infografica, cioè quel tipo di informazione proiettata in forma più grafica e visuale che testuale. Ecco qua sotto un esempio, rimanendo nel caso del Monte dei Paschi di Siena:

Infografica sul caso Monte dei Paschi di Siena

Inforgrafica sul caso MPS del 2013

La base per fare del buon Data Journalism, evidentemente, è quella di avere dei buoni DATI a disposizione. La parte grafica è sicuramente quella che colpisce di più il fruitore della notiza, ma quello che dovrebbe interessare di più il giornalista e la redazione è la possibilità di accedere velocemente ad una mole teoricamente infinita di dati sull’argomento di cui ci si sta occupando.

Se un essere umano, infatti, può accedere ad una quantità finita di dati, ed ancora più difficilmente può trattare e maneggiare questi dati in maniera utile alla propria inchiesta, attraverso l’accesso alle banche dati governative e non, questa mole di dati, e la potenza di calcolo dei moderni sistemi informatici, unita agli strumenti appositi che anche noi forniamo con la nostra offerta commerciale, può essere trattata e maneggiata in maniera esponenzialmente più grande, precisa ed utile.

Ecco così che si entra in relazione con un ambito più vasto del trattamento dei dati, e cioè con il mondo dell’Open Data. Come scriviamo nella nostra offerta commerciale, presa da Wikipedi

I dati aperti, comunemente chiamati con il termine inglese open data anche nel contesto italiano, sono dati liberamente accessibili a tutti le cui eventuali restrizioni sono l’obbligo di citare la fonte o di mantenere la banca dati sempre aperta. L’open data si richiama alla più ampia disciplina dell’open government, cioè una dottrina in base alla quale la pubblica amministrazione dovrebbe essere aperta ai cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione; e ha alla base un’etica simile ad altri movimenti e comunità di sviluppo “open”, come l’open source, l’open access e l’open content. Nonostante la pratica e l’ideologia che caratterizzano i dati aperti siano da anni ben consolidate, con la locuzione “open data” si identifica una nuova accezione piuttosto recente e maggiormente legata a Internet come canale principale di diffusione dei dati stessi. Gli open data sono fondamentali per il data journalism, o giornalismo di precisione.

Quindi, per fare del buon Data Journalism è fondamentale poter accedere a dei buoni dati. E se questi dati sono delle Pubbliche Amministrazioni, è fondamentale che queste si dotino di una buona struttura di Open Data. Cosa che, tra l’altro, è prevista dalla legge, visto che dal 2005 l’Italia si è dotata di un Codice di Amministrazione Digitale che altro non è se non un corpo organico di disposizioni che presiede all’uso dell’informatica come strumento privilegiato nei rapporti tra la pubblica amministrazione italiana e i cittadini dello Stato (vedi anche https://it.wikipedia.org/wiki/Codice_dell%27amministrazione_digitale)

Al di là delle leggi e delle prese di posizioni politiche, in realtà l’Italia non è che sia proprio il paese più avanzato dal punto di vista dell’Open Data; ed anche per quanto riguarda il Data Journalism, non è che i nostri grandi colossi della comunicazione si siano mossi con la tempestività di altri paesi.

Ma nonostante tutto qualcosa si muove, e non ci stupisce scoprire che, nel mondo del giornalismo italiano e della Rai in particolare, la prima a muoversi in questo senso sia Milena Gabanelli, giornalista ormai di lungo corso, nota nel nostro paese per aver rinnovato e reso famoso anche al grande pubblico il giornalismo d’inchista con la trasmissione Report.

In una sua recente intervista per il Corriere della Sera, in cui tra l’altro annuncia l’abbandono – dopo quasi vent’anni di condizione – proprio di Report, alla domanda “Ma ora cosa farà? Un periodo di riflessione, magari?”, la Gabanelli risponde:

Assolutamente no. Intendo continuare a fare il mio mestiere. Sono affascinata dalle novità narrative che nascono da nuovi modelli produttivi. Il data journalism per esempio, ovvero la trasformazione dei grandi numeri in racconto, per rendere più facile la comprensione e l’impatto. Esiste ora un embrione in Rai, un piccolo gruppo di lavoro nato a cavallo della gestione Gubitosi e Campo dall’Orto. Potrebbe diventare un’agenzia interna a disposizione delle testate del nuovo sito di informazione WebRai che sta costruendo Carlo Verdelli. Non mi dispiacerebbe lavorarci sopra.

Quindi anche mamma Rai, grazie alla sua giornalista più audace ed innovativa, finalmente inizia ad occuparsi di Data Journalism.

Siamo molto felici di questa notizia, dato che anche noi ci occupiamo da tempo di questi argomenti, speriamo che l’interesse della Gabanelli s/muova un po’ le acque del mondo dei media verso l’innovazione, l’Open Data e il Data Journalism.

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