La pirateria non distrugge l’industria musicale. Lo dice la Comunità Europea


Immagine della Campagna contro la pirateria informaticaMi è arrivato, come sempre in ritardo, l’ultimo numero di Internazionale, come sempre molto interessante. Tra le tante cose, leggo un trafiletto nella sezione musica, a mio avviso fondamentale:

Uno studio dimostra che il download illegale non fa male all’industria musicale

Porca miseria, mi trovo immediatamente a commentare. Vediamo chi ha confermato per l’ennesima volta questa cosa che per noi “popolo della rete” è ovvia ormai da tanto tempo. La Comunità Europea. E già… L’articolo, infatti, parla di uno studio commissionato proprio dalla Comunità Europea e pubblicato il 18 marzo:

Digital Music Consumption on the Internet: Evidence from Clickstream Data

e pubblicato a cura dell’Institute for Prospective Technological Studies.

Cosa dice questo studio? Dice che

la ricerca dimo­stra che chi scarica musica il­ legalmente tende a comprarne anche molta per vie legali. Le persone che ascoltano musica in streaming, al contrario, poi ne comprano poca […]. Lo studio si basa su un campione di circa 16mila utenti di internet in diversi paesi: Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna […]. “I dati raccolti dimostrano che, anche se i siti pirata fossero tutti vietati, la maggior parte dei loro utenti non avrebbe comunque acquista­to musica”, si legge nel rap­porto. “Per questo la pirate­ ria non dovrebbe essere con­ siderata una minaccia da parte dei titolari dei diritti d’autore”. Secondo gli autori, questi risultati sono in linea con le ricerche precedenti, che dimostravano l’impatto positivo del download illega­le sui negozi digitali. Ma al tempo stesso, sostengono Aguiar e Bertin, la pirateria in questi anni ha accelerato la crisi delle vendite dei sup­porti isici come cd e vinile.

Ah, qual’è la fonte di Internazionale? Nick Clayton, del  Wall Street Journal …

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