E’ morto un genio dell’informatica, Dennis MacAlistair Ritchie 1


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Tra l’8 e il 9 di ottobre è morto un genio dell’informatica. Un uomo grazie a al cui lavoro – suo e di tanti e tante altr@ hacker degli anni ’60 e ’70 – oggi possiamo usare un computer, usare la rete, e tante altre cose che crediamo banali. Grazie a lui oggi uomini di marketing, che si e no sapevano cosa fosse il codice, sono passati da forma umana a forma semidivina.

E visto che c’è già chi ha scritto meglio di quanto io potrei quel che c’era da dire, non faccio altro che riportarlo tale e quale.

Grazie dmr, e massimo rispetto.

Per Dennis Ritchie

Dennis MacAlistair Ritchie

Un piccolo e sincero tributo a Dennis MacAlistair Ritchie lo voglio scrivere pure io, che non riesco a mettere giù 50 righe in C senza fare qualche macello e combino casini fenomenali ogni volta che tocco i config su di uno *nix. Perché Ritchie, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, ha creato il linguaggio C e ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo di Unix. E se non sai valutare in pieno queste affermazioni posso forse aggiungere che ha vinto, insieme al compagno di sempre Ken Thompson, i premi più prestigiosi a cui una persona impegnata nel campo del computing possa ambire, Turing Award (il “Nobel dell’informatica”) e National Medal of Technology degli Stati Uniti inclusi, e ha scritto il libro più (odios)amato della storia della programmazione, The C Programming Language, insieme all’altro compagno di Bell Labs, Brian Kernighan. Il testo nella tradizione geek è religiosamente indicato con gli acronimi degli autori, K&R, mentre Ritchie è noto semplicemente come dmr, dal suo username. Creato in tempi in cui gli 8 caratteri oggi spesso richiesti sarebbero sembrati inammissibile spreco ingegneristico, e per lo stesso motivo i comandi di Unix sono così corti, ls va benissimo, list è inutile sperpero di bit.
A questo punto dovrei forse scendere negli aneddoti, spiegare ai profani che oggi stampare “Hello, World!” è irrinunciabile primo esempio di un nuovo linguaggio di programmazione proprio in omaggio a K&R, o citare i suoi famosissimi giudizi su C “quirky, flawed, and an enormous success” e su Unix ” basically a simple operating system, but you have to be a genius to understand the simplicity”, o ricordare l’ambiente leggendario dei Bell Labs (e proprio un compagno dei Bell Labs, Rob Pike ha dato la notizia della scomparsa su G+, alle 3 ora italiana, mentre da Wikipedia apprendo che Ritchie è mancato tra l’8 e il 9 Ottobre).
Se non hai una preparazione informatica forse queste cose ti sembreranno notevoli ma non così decisive, insomma questo “dmr” era un capoccione tanto ma chiusa lì. In fondo la sua voce Wikipedia è bella breve, in fondo non è stato un famoso imprenditore, in fondo cosa c’entrano queste cose dall’apparenza molto “teorica” con il mondo di oggi, con gli smartphone e Facebook e le case intelligenti? C’entrano tutto, poiché in una prospettiva moderatamente riduzionista è lecito dire che ogni pezzo contemporaneo di tecnologia avanzata contiene (almeno potenzialmente) del C (scritto in C, compilato in C, fornito di interprete C ecc.) e spesso uno Unix. Questi sono i mattoni e le fondamenta su cui è stata costruita tutta la realtà digitale, da Internet al computer nell’automobile. Non dico che sia solo un pregio, ma è così, e se non vedi che è così, ciò è dovuto solo al fatto che, per comodità e progresso nella tecnica, questo ultimo livello di C (e Unix) viene spesso nascosto attraverso strumenti più comodi (per chi è troppo lazy, direbbero ovviamente gli hacker C). E anche il tuo Mac quando ha voluto un sistema operativo serio si è convertito allo Unix-like, ovviamente restando sempre, al contrario di Linux e compagnia, nel closed source. E se non ti fidi delle mie parole senti anche il notissimo blogger di tecnologia Stefano Quintarelli: “di lui sì che si può dire che sul suo lavoro si è costruita Internet e che il frutto del suo lavoro è ormai ovunque, dai telefonini agli ascensori, in tutto il mondo. Decisamente un Grande, non un genio del marketing.”

E’ oggi troppo facile contrapporre Dennis Ritchie al co-fondatore di Apple scomparso qualche giorno fa. Per lui non verranno tappezzate le città con manifesti politici di compianto né diffusi speciali tv (qui da noi, ovviamente, la BBC forse farà qualcosa) e il suo nome risuonerà oggi solo tra i computer scientists, compresi tutti quei CEO come Bezos di Amazon e Zuckerberg di Facebook che sono in corsa per prendere il posto del co-fondatore di Apple nell’immagine popolare di “genio informatico”. Il suo nome risuonerà oggi solo tra i computer scientists, ovvero in centinaia e migliaia di post anche su siti molto noti (ad es. Boing Boing), ma come una notizia settoriale, un culto infine “privato”, nonostante ogni trending mondiale sul nerdistico Twitter, perché davvero di spendibile mediaticamente per il pubblico più largo c’è poco, solo il C e Unix… E la contrapposizione, tutta occasionale per le date di scomparsa e le manifestazioni di cordoglio, con il CEO di Apple. Lo ricorderanno in questi giorni i grandi compagni dei Bell Labs e forse gli stessi imprenditori citati sopra e i sommi che con i suoi strumenti hanno direttamente contribuito a plasmare il mondo tecnologico di oggi, da Guido Van Rossum di Python a Linus Torvalds di Linux e oltre. E ho voluto farlo anch’io, prima di mettermi a scrivere sopra il mio Linux Ubuntu un 40 righe di Python per un piccolo servizio che si appoggia ai Google Docs. Perché, come chiunque stia programmando in questo momento, io sto costruendo sopra quello che ha costruito Richie o il costruttore di livello n che ha infine costruito sulle sue spalle. Perché siamo tutti nani sulle spalle di quel gigante.

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