Google Chrome OS: e la privacy?


Il logo ufficiale di google chrome osE’ un gran parlare, in questi giorni, del Google Chrome OS, il futuro nuovo sistema operativo del colosso del Web. Un gran parlare fatto, ovviamente, di favorevoli, di contrari, di titubanti e di entusiasti.

Intanto annotiamo alcune cose, diciamo positive, dell’eventuale (perché intanto sono chiacchiere, vedremo poi i fatti) uscita di questo nuovo sistema operativo:

  • Chrome OS si baserà sul kernel GNU/Linux. Questo fatto, da solo, è di enorme importanza, perché permetterà anche al nostro amato sistema operativo libero di beneficiare della massa di driver che i vari produttori rilasceranno per il sistema operativo di Google;
  • Chrome OS sarà “libero”. Cosa voglia dire esattamente questo non è dato, visto che non si è ancora parlato nello specifico della licenza con cui verrà rilasciato il sistema operativo. Rimane il fatto che la cosa, comunque, è positiva di per se, perché si continuerà a parlare sempre più di licenze libere, di software libero (poco) e di open source (troppo).

Già solo queste due sono da considerarsi buone, buonissime notizie. Oltre a che, dice, la concorrenza fa bene alla qualità dei prodotti coinvolti, il fatto che il sig. Google sia entrato nell’arena dei sistemi operativi da un tocco di interesse ad uno scenario che si stava un po’ ammosciando.

MA!

Che ma, si dirà, la notizia è buona, perché lamentarsi di una cosa del genere?

A mio avviso ci sono almeno due buoni, grossi motivi per cui non essere contenti di questa cosa.

In primis, l’ingresso del colosso Google, colosso mediatico, prima di tutto, nell’areana dei sistemi operativi avviene nel momento di massima espansione del fenomento “social network“, cioè quel fenomeno per cui la gente si infila in qualche network su internet ed inizia a raccontare a tutto il mondo i fattacci suoi. Facebook è il top, ad ora, ma tanti altri spingono per fare breccia in questo mondo. Mondo che, apparentemente, costa più di quel che fa guadagnare, anche se la cosa mi lascia un poco perplesso, ché se veramente fosse così non si capirebbe tutto l’interesse. Per quel poco che ci posso capire io, l’interesse è frutto di almeno tre componenti fondamentali:

  1. l’aprirsi di nuovi mercati in una situazione di crisi globbbale (aggiungete tutte le b che volete :);
  2. l’aprirsi di nuovi scenari di marketing;
  3. la profilazione degli utenti.

La crisi, i mercati, e bla bla bla, già lo sappiamo, già ce lo dicono in tutte le salse. La rete è da almeno un decennio la promessa sposa del capitalismo prossimo venturo, anche se si sta facendo desiderare e spesso ha dato sonorissime sole (vedi bolla del 2001) agli aspiranti mariti. Si vedrà.

Il marketing, sicuramente, s’è già buttato sul boccone, e tutto quello che è “web 2.0” e “social networking” viene visto come importante piattaforma di sperimentazione per il marketing del futuro.

Ma è nella profilazione degli utenti, penso, che sta il grande lavorio di tutti i colossi dell’informatica di oggi, e probabilmente dei prossimi anni.

Con l’estendersi velocissimo – anche da noi in Italia, più o meno – della connettività veloce; col diffondersi degli smartphone e dei netbook, e comunque con la sempre maggiore tendenza all’unione in un unico device delle funzioni del personal computer, del cellulare e dei vari lettori mp3/mp4, le grandi corporation dell’IT mondiale, Google in testa, corrono nell’offrire contenuti ed applicazione web da poter usare quotidianamente su questi vari dispositivi. Esempio notissimo è l’iPhone della Apple, cellulare, smartphone, lettore multimediale, device per web application, che è diventato uno dei gadget di punta dell’internauta contemporaneo. Sicuramente uno strumento estremamente comodo, per molti versi, perché permette all’utente una connettività continua e la possibilità di avere le funzioni di tutto quanto sopra in un solo relativamente piccolo dispositivo (ma estremamente caro).

E’ in questo mercato in divenire che arriva, con tutta la sua potenza tecnologica ma anche e soprattutto mediatica Google, con la sua proposta di un sistema operativo “web oriented”. Un arrivo, a mio modestissimo avviso, assai ben organizzato, che parte da lontano: il motore di ricerca, anzi, IL motore di ricerca, in primis, ovviamente; poi gmail, prima web mail che offre ben 2Gb di spazio (ora tanti di più, manco so quanti), quando la norma erano 10 Mb o poco più; poi le varie web application – il client jabber, il newsreader, il feed aggregator, e poi il calendar, google doc e tutta quella gran massa di applicazioni che permettono all’untente di fare (quasi) tutto via web, in modo collaborativo, gratuito e – cosa non irrilevante – usando strumenti e protocolli in gran parte liberi e standard (a differenza di altri colossi, Microsoft in testa, ma non solo, che rimangono ancorati non solo al software proprietario, ma anche agli standard proprietari, con la speranza che lo diventino “di fatto”, standard, intendo, anche se non è più così da tempo).

Il lavoro di Google in questi anni è stato pianificato in maniera geniale, sempre a mio modestissimo avviso, creando nell’utenza una sorta di google-dipendenza fatta anche della possibilità di integrare quegli strumenti in maniera libera su tutti i sistemi operativi. Ora si arriva alla svolta decisiva: il sistema operativo. Google cerca il filotto, il colpo gobbo, di pigliarsi tutto, grazie alla forza del suo nome ma anche – a mio avviso soprattutto – ad anni di uso di quegli strumenti senza che ci si sia mai chiesti – con dovute et lodevoli eccezioni – perché tutta questa manna dal cielo a gratis.

Ma dove guadagna Google?!

Nella pubblicità, senza dubbio: usi Google in tutta la tua vita informatica, o quasi, e più lo fai, più vi prendi dosi di pubblicità. Se fra, diciamo, 5 anni Google mettesse un po’ di pubblicità – magari ad hoc – in gmail o nel suo sistema operativo, quanti sarebbero in grado di dire “eh no, allora torno a linux/windows/mac”?

Ma è nella profilazione che il colpo gobbo diventa borderline. Si, perché la profilazione serve a lor signori per poter fare marketing e pubblicità: tu usi google come motore di ricerca, poi usi gmail e magari anche il calendar; poi usi google doc, per scrivere documenti coi tuoi partners, cose di lavoro, e ti leggi i feed rss dei tuoi siti preferiti col google aggregator. Alla fine della giornata il signor Google sa di te non dico tutto, ma poco ci manca. Considerando che google è anche Picasa e Youtube, il profilo che fanno di te è praticamente completo. Manca la spesa – ma in parte lo sanno, se fai acquisti on-line – e il dottore, ma ci arriveranno.

A nessuno, leggendo quanto sopra, viene in mente Orwell e 1984? Davvero?

Ed è solo l’inizio: quando si inizierà – quando inizieranno – ad usare il Google Chrome OS, tutti i dati – le mail, i documenti, i bookmark, tutto – saranno salvati sul server. Di Google.

E’ buffo vedere quanto velocemente siamo passati dal “aiuto, un hackerzzzz mi ha rubato i dati sul computer” di ieri, e via a correre a comprare antivirus, antihackerzzzz, firewall, cani da guardia e guardie giurate, ad oggi, con la gente che mette tutti i fattacci suoi – foto, video, testi, fra un po’ anche i figlioli – su siti le cui condizioni di utilizzo sono quanto meno draconiane, fregandosene altamente di quello che questi signori ci faranno, con quelli che – appunto – fino a ieri erano i loro preziosissimi dati da tenere blindati che manco il Poligrafico dello Stato.

Ora – l’anno prossimo -arriverà il sistema operativo, non prima di passare per l’unificazione in un solo oggetto di tutto quello che Google ha offerto fin’ora: Google Wave, col quale sarà possibile comunicare con gli altri senza manco accorgersi se si sta usando la posta, la chat, l’istant messaging o quant’altro. Una rarefazione dello strumento informatico, il rendersi trasparente all’utente della tecnologia che sta usando. Il sogno di tutte le aziende e di tanti utenti (utonti?), che così non dovranno impazzire ad imparare ad usare posta, navigatori, lettori multimediali e tutto quello che è informatica.

Un incubo, a mio parere, per tutti coloro che pensano che la vita vada vissuta in maniera consapevole, che bisogna conoscere un minimo gli strumenti che si usano e il perché e, soprattutto, che se si tratta di strumenti informatici bisogna stare doppiamente attenti, perché il rischio di avere la vita invasa e scansionata è altissimo.

Uno dei motivi che mi fecero avvicinare a GNU/Linux ormai 11 anni fa, fu proprio quello della grande possibilità di controllo che ti dava questo strumento su se stesso. Avevi il codice di tutto, quindi se ne avevi i mezzi – perché eri programmatore o perché conoscevi programmatori – potevi sapere tutto quello che faceva e come. Questa è la trasparenza che cerco, unita alla voglia di capire, di scegliere, di essere consapevole di quello che mi accade attorno.

Con Google – ma anche con Facebook, per esempio – la trasparenza che troviamo, che troveremo, è quella dell’ingnoranza, della non consapevolezza, soprattutto per quel che riguarda la propria privacy.

Una tendenza assolutamente al passo coi tempi…

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