ago 22

Ubuntu + Mate Desktop: ci siamo quasi!

Immagine del mio desktop con Mate

Il mio desktop con Mate

Ricapitoliamo la vicenda:

qualche anno fa – ormai un paio, se non erro – Canonical, l’azienda madre che ha creato e distribuisce Ubuntu – la più usata distribuzione GNU/Linux al mondo – decide di abbandonare Gnome per creare un proprio desktop manager: Unity.

A sua volta Gnome decide di cambiare pagina, di abbandonare il desktop come si è sempre conosciuto fino a quel momento (cosa non necessariamente negativa), per passare ad un nuovo modello di sviluppo e di utilizzo del desktop: Gnome Shell.

Urge scegliere: con l’arrivo di Ubuntu 12.04 LTS (la versione di punta nel 2012), bisognava “per forza” adeguarsi alle nuove scelte o trovare un’alternativa (come racconto in un mio post dell’anno scorso):

provo prima con Gnome Shell, ma è una tragedia. Di base fa il giusto, ma senza estensioni esterne è veramente molto povero (parlo del 2012, ovviamente);

provo poi Unity, ma col mio Pentium Dual Core e 4 gb di Ram torno ad avere un pc così lento che rischio di rimpiangere XP (che, tra l’altro, non ho mai usato :).

Quali alternative?

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Permalink link a questo articolo: http://francovite.com/2014/08/22/ubuntu-mate-desktop/

lug 10

Gaza sotto attacco

Disegno satirico sull'attacco Israeliano a Gaza

Per l’ennesima volta la Palestina – Gaza in particolare, ma non solo – è sotto attacco militare Israeliano. Tre giorni di bombardamenti e i morti – uomini, donne e bambini – si contano già a decine (solo questa notte 14).

Ascoltando i telegiornali e leggendo la maggior parte dei giornali si scopre che la “colpa” è, come sempre, dei “terroristi” di Hamas (poco importa che siano stati eletti in delle regolari, controllatissime elezioni democratiche), che lanciano i loro innocui missilotti, su obbiettivi israeliani ma che, almeno per ora, non hanno fatto alcun danno.
Ad ora, però, non ho sentito NESSUNO parlare delle responsabilità di Israele.
Quali, mi si chiederà?
Beh, vediamo un po’ se si riesce a tirare fuori qualche dato, così che gli smemorati rinfrescano la memoria:

Diciamo solo che tra il 1947 e anni recenti, il 2004 mi sa, c’è stata qualche risoluzione dell’ONU che dichiarava illegale quanto fatto da Israele nella sua azione – questa si terroristica – di occupazione della Palestina.

Vediamo un po’:

  • Assemblea Generale risoluzione 194 (1947): profughi palestinesi hanno il diritto di tornare alle loro case in Israele;
  • Risoluzione 106 (1955): Condanna Israele per l’attacco a Gaza;
  • Risoluzione 111 (1956): condanna Israele per l’attacco alla Siria, che ha ucciso cinquanta-sei persone;
  • Risoluzione 127 (1958): raccomanda a Israele di sospendere la sua zona “no man” (di nessuno) a Gerusalemme;
  • Risoluzione 162 (1961): chiede a Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite;
  • Risoluzione 171 (1962): indica brutali violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel suo attacco alla Siria;
  • Risoluzione 228 (1966): censura Israele per il suo attacco a Samu in Cisgiordania, allora sotto il controllo giordano;
  • Risoluzione 237 (1967): chiede con urgenza a Israele di consentire il ritorno dei profughi palestinesi;
  • Risoluzione 242 (1967): l’occupazione israeliana della Palestina è illegale;
  • Risoluzione 248 (1968): condanna Israele per il suo attacco massiccio su Karameh in Giordania;
  • Risoluzione 251 (1968): deplora profondamente il dispiegamento militare (parata) israeliano a Gerusalemme, in spregio della risoluzione 250;
  • Risoluzione 252 (1968): dichiara nulli gli atti di Israele volti a unificare Gerusalemme come capitale ebraica;
  • Risoluzione 256 (1968): condanna del raid israeliano sulla Giordania e delle palesi violazioni del diritto internazionale;
  • Risoluzione 259 (1968): deplora il rifiuto di Israele di accettare la missione delle Nazioni Unite per valutare l’occupazione dei territori;
  • Risoluzione 262 (1968): condanna Israele per l’attacco sull’aeroporto di Beirut;
  • Risoluzione 265 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei di Salt in Giordania;
  • Risoluzione 267 (1969): censura Israele per gli atti amministrativi atti a modificare lo status di Gerusalemme;
  • Risoluzione 270 (1969): condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi nel sud del Libano;
  • Risoluzione 271 (1969): condanna Israele per la mancata esecuzione delle risoluzioni delle Nazioni Unite su Gerusalemme;
  • Risoluzione 279 (1970): chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano;
  • Risoluzione 280 (1970): condanna gli attacchi israeliani contro il Libano;
  • Risoluzione 285 (1970): richiesta dell’immediato ritiro israeliano dal Libano;
  • Risoluzione 298 (1971): deplora il cambiamento dello status di Gerusalemme ad opera di Israele;
  • Risoluzione 313 (1972): chiede ad Israele di fermare gli attacchi contro il Libano;
  • Risoluzione 316 (1972): condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano;
  • Risoluzione 317 (1972): deplora il rifiuto di Israele di ritirarsi dagli attacchi;
  • Risoluzione 332 (1973): condanna di Israele ripetuti attacchi contro il Libano;
  • Risoluzione 337 (1973): condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano;
  • Risoluzione 347 (1974): condanna gli attacchi israeliani sul Libano;
  • Assemblea Generale risoluzione 3236 (1974): sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina all’autodeterminazione senza interferenze esterne, all’indipendenza e alla sovranità nazionale;
  • Risoluzione 425 (1978): chiede a Israele di ritirare le sue forze dal Libano;
  • Risoluzione 427 (1978): chiede a Israele di completare il suo ritiro dal Libano;
  • Risoluzione 444 (1979): si rammarica della mancanza di cooperazione con le forze di pace delle Nazioni Unite da parte di Israele;
  • Risoluzione 446 (1979): stabilisce che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo per la pace e chiede a Israele di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
  • Risoluzione 450 (1979): chiede a Israele di smettere di attaccare il Libano;
  • Risoluzione 452 (1979): chiede a Israele di cessare la costruzione di insediamenti nei territori occupati;
  • Risoluzione 465 (1980): deplora gli insediamenti di Israele e chiede a tutti gli Stati membri di non dare assistenza agli insediamenti in programma;
  • Risoluzione 467 (1980): deplora vivamente l’intervento militare di Israele in Libano;
  • Risoluzione 468 (1980): chiede a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci palestinesi e di un giudice, e di facilitare il loro rientro;
  • Risoluzione 469 (1980): deplora vivamente la mancata osservanza da parte di Israele dell’ordine del Consiglio di non deportare i palestinesi;
  • Risoluzione 471 (1980): esprime profonda preoccupazione per il mancato rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra da parte di Israele;
  • Risoluzione 476 (1980): ribadisce che la richiesta di Gerusalemme da parte di Israele è nulla;
  • Risoluzione 478 (1980): censura Israele, nei termini più energici, per la sua pretesa di porre Gerusalemme sotto la propria legge fondamentale;
  • Risoluzione 484 (1980): dichiara imperativamente che Israele rilasci i due sindaci palestinesi deportati;
  • Risoluzione 487 (1981): condanna con forza Israele per il suo attacco contro l’impianto per la produzione di energia nucleare in Iraq;
  • Risoluzione 497 (1981): dichiara che l’annessione israeliana del Golan siriano è nulla e chiede che Israele revochi immediatamente la sua decisione;
  • Risoluzione 498 (1981): chiede a Israele di ritirarsi dal Libano;
  • Risoluzione 501 (1982): chiede a Israele di fermare gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe;
  • Risoluzione 509 (1982): chiede ad Israele di ritirare immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano;
  • Risoluzione 515 (1982): chiede ad Israele di allentare l’assedio di Beirut e di consentire l’ingresso di approvvigionamenti alimentari;
  • Risoluzione 517 (1982): censura Israele per non obbedire alle risoluzioni ONU e gli chiede di ritirare le sue forze dal Libano;
  • Risoluzione 518 (1982): chiede che Israele cooperi pienamente con le forze delle Nazioni Unite in Libano;
  • Risoluzione 520 (1982): condanna l’attacco di Israele a Beirut Ovest;
  • Risoluzione 573 (1985): condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti in Tunisia durante l’attacco alla sede dell’OLP;
  • Risoluzione 587 (1986): prende atto della precedente richiesta a Israele di ritirare le sue forze dal Libano ed esorta tutte le parti a ritirarsi;
  • Risoluzione 592 (1986): deplora vivamente l’uccisione di studenti palestinesi all’università di Bir Zeit ad opera di truppe israeliane;
  • Risoluzione 605 (1987): deplora vivamente le politiche e le prassi israeliane che negano i diritti umani dei palestinesi;
  • Risoluzione 607 (1988): chiede ad Israele di non espellere i palestinesi e di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra;
  • Risoluzione 608 (1988): si rammarica profondamente del fatto che Israele ha sfidato le Nazioni Unite e deportato civili palestinesi;
  • Risoluzione 636 (1989): si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi ad opera di Israele;
  • Risoluzione 641 (1989): continua a deplorare la deportazione israeliana dei palestinesi;
  • Risoluzione 672 (1990): condanna Israele per le violenze contro i Palestinesi a Haram Al-Sharif/Temple Monte;
  • Risoluzione 673 (1990): deplora il rifiuto israeliano a cooperare con le Nazioni Unite;
  • Risoluzione 681 (1990): deplora la ripresa israeliana della deportazione dei palestinesi;
  • Risoluzione 694 (1991): si rammarica della deportazione dei palestinesi e chiede ad Israele di garantire la loro sicurezza e il ritorno immediato;
  • Risoluzione 726 (1992): condanna fermamente la deportazione dei palestinesi ad opera di Israele;
  • Risoluzione 799 (1992): condanna fermamente la deportazione di 413 palestinesi e chiede ad Israele il loro immediato ritorno;
  • Risoluzione 1397 (2002): afferma una visione di una regione in cui due Stati, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco all’interno di frontiere sicure e riconosciute;
  • La risoluzione dell’Assemblea generale ES-10/15 (2004): dichiara che il muro costruito all’interno dei territori occupati è contrario al diritto internazionale e chiede a Israele di demolirlo.

(vedi http://www.infopal.it/risoluzioni-onu-violate-da-israele/ per maggiori info)

Non le ho contate, ma diciamo che Israele ha violato qualche risoluzione dell’ONU, in questi ultimi decenni. Con che risultato? Forse la mappa che segue può rendere l’idea:

Mappa che rappresenta, nel tempo, la progressiva occupazione di Israele dell'intera PalestinaEcco, a questo punto mi chiedo, e vi chiedo:

al loro posto, al posto dei Palestinesi, voi cosa fareste?

E non è una domanda retorica…

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giu 11

Ricordare Berlinguer

Immagine dela copertina del libro "L'orda d'oro" di Nanni Balestrini e Primo Moroni

La copertina del libro “L’orda d’oro” di Nanni Balestrini e Primo Moroni

Per ricordare Enrico Berlinguer non posso fare a meno di usare uno dei testi fondamentali per capire la storia italiana del secondo ’900, L’orda d’oro di Primo Moroni e Nanni Balestrini:

Sospinto dalla vittoria elettorale del ’76 e dall’adesione (per lo piú in funzione servile e funzionariale) di un enorme numero di intellettuali con la vocazione a fare i burocrati del consenso, il Partito comunista giunse fino a formulare la piú delirante e suicida delle parole d’ordine: la classe operaia si fa Stato. Fare questa affermazione, lanciare questo slogan nel momento in cui la crisi distruggeva posti di lavoro e lo Stato si preparava ad attaccare i non garantiti e gli stessi operai non pacificati, voleva dire lanciare il seme della discordia dentro il movimento in lotta, dentro la sinistra e dentro il proletariato. Quel che accade dopo, nel ’77, non é che una parziale conseguenza di questa politica di divisione (come vedremo del resto nel capitolo dedicato alla discussione fra gli intellettuali svoltasi nel ’77). Ma é stato il Pci che piú di tutti ha pagato le conseguenze della paviditá teorica e della subalternitá politica della strategia del compromesso storico e della statalizzazione degli operai.

[... ]

Avendo rifiutato in modo preconcetto ogni proposta proveniente dal proletariato autonome non garantito, e avendo sposato in maniera acritica le esigenze del capitalismo italiano che pretendeva di dover ristrutturare per poter uscire dalla crisi, il movimento operaio rinunciò a muoversi nella direzione di una campagna di lotta, di rivendicazione e di trasformazione, che pure emergeva dalle lotte operaie, dalla contestazione giovanile e dalle richieste dei disoccupati: la campagna per la riduzione generate dell’orario di lavoro.

[...]

Quando, nel ’77, prima le assemblee operaie autonome, poi le istanze di movimento, poi addirittura un’assemblea nazionale operaia (il Lirico dell’aprile) e anche ampi settori del sindacato lanciarono la parola d’ordine: lavorare meno lavorare tutti, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, il Partito comunista respinse questa prospettiva come se si trattasse di una provocazione.

[...]

Pagò questa chiusura e questo servilismo filopadronale quando, solo tre anni dopo, Agnelli – ormai rinfrancato perché i comunisti lo avevano aiutato ad espellere dalla fabbrica il “fondo del barile” (espressione del comunista antioperaio Adalberto Minucci) – cacció fuori quarantamila operai e distrusse l’organizzazione operaia e l’intera forza dello stesso Partito comunista. Comincia in quel momento la crisi senza sbocchi del Partito comunista italiano.

Ecco, Enrico Berlinguer era non solo il Segretario di QUESTO Partito Comunista. È stato anche il teorico principale del compromesso storico, della politica dei sacrifici; ma, soprattutto, sempre usando le parole di Moroni – Balestrini:

A partire dalla fine degli anni Settanta è stato messo in opera in Italia un gigantesco meccanismo di falsificazione della storia di quel decennio, che nella desolante definizione di “Anni di Piombo” trovava la sua sintesi linguistica. E [...] l’occultamento e la falsificazione hanno avuto nel PCI (Partito Comunista Italiano) di Enrico Berlinguer il motore principale e il braccio giudiziario.

introduzione all’edizione tedesca de “L’Orda d’oro” di Primo Moroni

Ecco, questo è stato Enrico Berlinguer. E non ne sento assolutamente la mancanza.

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mag 30

La droga e l’Informazione in Italia: un caso emblematico

Immagine di Fini e Giovanardi

Fini e Giovanardi

Tema: la droga e l’Informazione in Italia

Svolgimento:

Ore 8:30, arrivo in ufficio. Mentre metto mano alle solite procedure di routine che mi toccano tutte le mattine, butto un occhio velocissimo alle notizie che il mio amato aggregatore di feed rss mi offre.

Stamani l’occhio cade su questa notizia del Corrierone:

Pena ridotta per il piccolo spaccio
«In migliaia fuori dal carcere»
Dovranno essere riviste al ribasso le sentenze definitive per il piccolo spaccio Riviste dunque le condanne definitive previste dalla legge Fini-Giovanardi

Cosa può capire il cittadino medio da un lancio del genere? Che a breve ci troveremo le città invase da spacciatori, pericolosissimi ovviamente, che tenteranno di vendere la loro terribile droga ai nostri figli. Preferibilmente quelli piccoli ed inermi.

Vediamo cosa è successo davvero (perché s’è capito, vero, che la notizia è un’altra, vero?):

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mag 08

USA, patria della democrazia e del libero mercato

Immagine di Steve Jobs And Eric Schmidt

Steve Jobs And Eric Schmidt

Leggo su Internazionale e rigiro qui pari pari, sperando che gli amici del settimanale non se ne abbiamo, una vicenda che è – a mio modesto avviso – esemplare più di tanti manuali di economia politica, su cosa sia realmente il “libero mercato” e la sua “patria” d’elezione: gli Stati Uniti d’America.

Alla fine hanno patteggiato. Google, Apple, Adobe e Intel hanno preferito evitare il processo che sarebbe dovuto cominciare alla fine di maggio in California.
Le quattro aziende erano accusate da circa 64mila lavoratori di essersi accordate per non soffiarsi i dipendenti, di fatto bloccando la mobilità ed evitando gli aumenti salariali. L’accordo raggiunto prevede il pagamento di 324 milioni di dollari, mentre la cifra chiesta inizialmente era di tre miliardi. “I lavoratori della Silicon valley hanno ottenuto una vittoria importante”, ha scritto il New York Times, “quello che non hanno ottenuto è un sacco di soldi”. Molti osservano tra l’altro che le quattro aziende in questione sono tra le più ricche degli Stati Uniti, e quindi del mondo. Alla domanda se servirà da lezione per la Silicon valley, l’avvocato dei lavoratori ha detto: “Lo spero, ma solo il tempo lo dirà”.
Uno degli aspetti più interessanti della vicenda, però, sono le carte processuali, che offrono uno spaccato inedito delle relazioni industriali. L’accordo per non assumere i lavoratori di un’altra azienda risale alla metà degli anni duemila ed era ovviamente segreto e illegale. Tanto che Eric E. Schmidt, chief executive della Google, scriveva in un’email di non voler lasciare troppe tracce scritte. Ma trattandosi di aziende con migliaia di impiegati, capitava che qualcuno, all’oscuro dell’accordo, cercasse di reclutare un dipendente della concorrenza, in buona fede, pensando di fare gli interessi della sua azienda. “Se assumi una sola di queste persone sarà guerra”, scrive Steve Jobs al capo della Google quando viene a sapere del tentativo di assumere un suo programmatore. Schmidt risponde a Jobs promettendogli che il reclutatore della Google che ha violato l’accordo sarà licenziato “nel giro di un’ora”. E Jobs gira l’email di Schmidt all’ufficio del personale della Apple, aggiungendo uno smile.

Come li vogliamo chiamare i signori qui sopra citati? Le “mele marce” del capitalismo americano?

Non si può, sono i paladini del capitalismo del 2000, quelli che innovano, che hanno “inventato internet”, quelli da prendere a modello.

Appunto: sono esattamente questo: il modello del capitalista del XII secolo, esattamente come quelli del XX e del XIX. Gente che pensa solo al profitto e che pur di arrivarci è pronta a schiacciare tutto e tutti.

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