Le elezioni regionali nella Rossa Emilia Romagna: dov’è la “sinistra”?

Pubblicato il: Autore: Franco Vite Lascia un commento

Alle Elezioni Regionali 2014 In Emilia Romagna hanno votato 1.304.841 cittadini e cittadine, il 37,7 degli aventi diritto (3.460.402), con i seguenti risultati:

Pd 535.109 voti, che rappresentano il 15,46% degli aventi diritto;
SEL 38.845 voti, che rappresentano il 1,2% degli aventi diritto;
L’Altra Emilia 44.676 voti, che rappresentano il l’1,3% degli aventi diritto.

Facendo finta che il Pd sia di sinistra (parecchio finta, si entra dritti dritti nella fantascienza), si ha l’entusiasmante risultato del:

15,46+1,2+1,3 = 17,96%

Cioè, nella ROSSA Emilia Romagna la “sinistra” non raggiunge manco il 20% degli aventi diritto.

Questa è la situazione, oggi, nella regione ROSSA per antonomasia. Figurarsi nel resto del paese.

A questo punto non è più questione di “leader”, di gruppi o di altro: siamo noi cittadini che dobbiamo, dopo aver giustamente mandato a quel paese le classi dirigenti di una sinistra che non ha più idea manco di cosa voglia dire “sinsitra”, prendere in mano il nostro destino e il nostro futuro ed iniziare a costruire un’alternativa. Alternativa che non sia “elettorale”, ma quotidiana, sociale, aggregativa, democratica, partecipata.

PS

La Lega Nord, che ulula vittoria ai 4 venti, ha preso BEN 233.439, cioè il TRIONFALE 6,7% degli aventi diritto… Continue reading Le elezioni regionali nella Rossa Emilia Romagna: dov’è la “sinistra”?

Eternit e giustizia

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Il sabato compro ancora il manifesto (vecchi vizzi che si fa fatica a cacciare), ed oggi vi ho trovato l’articolo del mio amico Alberto Prunetti sulla questione eternit. Questione che per lui ha voluto dire tanto, un tanto che ci ha raccontato in uno splendido e tremendo libro e che racconta, ancora, in questo splendido… Continue reading Eternit e giustizia

Cucchi e No Tav: quando la legge non è uguale per tutti

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Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, uccisi dallo Stato, ma nessuno ha pagato. Chiara, Mattia, Claudio, Niccolò, militanti No Tav sono in galera senza processo, senza aver fatto male a nessuno, dal dicembre 2013. Questa è “la legge uguale per tutti” in Italia. Continue reading Cucchi e No Tav: quando la legge non è uguale per tutti

1984: quando il Pci salvò Andreotti

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (D) con Giulio Andreotti in una immagine di archivio ANSA/ENRICO OLIVERIO- U.S. PRESIDENZA REPUBBLICA

Trentanni fa, 1984, primi giorni di ottobre.

La Commissione parlamentare per l’indagine sui crimini commessi da Michele Sindona, in particolare sui legami Mafia, Banche, Partiti, Vaticano, P2, che aveva dominato l’Italia, giunse a delle conclusioni terribili. Su queste conclusioni si svolse un dibattito parlamentare dal quale emerse, per iniziativa di parlamentari radicali (Aglietta, Teodori, Melega), una mozione di sfiducia verso Giulio Andreotti, allora ministro degli esteri che, dai lavori della Commissione, risultava assai coinvolto in quelle faccende.

Il presidente della camera Nilde Iotti accordò il voto segreto, richiesto dai radicali, su questa mozione.

Sembrava scontata la maggioranza contro Andreotti: molti parlamentari democristiani avrebbero votato contro Andreotti, i partiti laici e i 198 voti del Pci avrebbero mandato a casa il “divo”.

Il 4 ottobre si vota. Risultato: la mozione viene respinta con 199 voti contrari e 101 a favore.

Il gruppo parlamentare comunista aveva annunciato il giorno prima che non avrebbero partecipato al voto, astenendosi. Chi aveva fatto questo annuncio e si era battuto per l’astensione era stato il Presidente dei deputati comunisti Giorgio Napolitano.

La stampa del giorno dopo titolava ovviamente: «Il PCI salva Andreotti». La base del Pci andò su tutte le furie, scazzottate nelle sezioni, sedie che volavano e il segretario Alessandro Natta fu costretto a smentire Napolitano, affermando che il partito era estraneo alla decisione dell’astensione, che l’iniziativa era stata dei parlamentari. Natta, per cercare di recuperare la orribile figuraccia dei parlamentari, affermò che «nessuno può intendere il voto di astensione come assoluzione» e che quindi «il ministro degli esteri si sarebbe dovuto dimettere».

Tutti sappiamo che Andreotti non si dimise, anzi aumentò le opportunità per il premierato.

Le voci dei giorni seguenti confermarono che l’iniziativa dei parlamentari del Pci di non votare e salvare Andreotti era stata caldeggiata da Giorgio Napolitano. Continue reading 1984: quando il Pci salvò Andreotti

Senza leadership non ci sto! La sinistra e la democrazia in Italia

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Immagine di cittadine/i dell'EZLN in Chiapas

Un articolo di Livio Pepino ripropone il problema della ricostruzione della sinistra in Italia, proponendo le solite – trite e ritrite – ricette fatte di leadership, uomini, ceto politico. No, grazie, abbiamo altri modelli: gli Indignados spagnoli, gli anarchici greci, l’EZLN in Chiapas Continue reading Senza leadership non ci sto! La sinistra e la democrazia in Italia