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Thunderbird accolto da Indicator Applet

O Applet Indicatore, se come me avete gnome (e Ubuntu) in italiano. Si fa così:

(qualsivoglia editor siete soliti usare) oppure

vim /usr/share/indicators/messages/applications/thunderbird

Ivi scrivete:

/usr/share/applications/thunderbird.desktop

Fatto, tutto a posto :)

‘Sto giochetto funziona tanto col 2 che col 3, di thunderbird. Ma anche con tutte quelle applicazioni che trovate in /usr/share/application e finiscono con .desktop

Ringrazio Tuxmind.

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iFreeTablet, una soluzione libera al tablet della Apple

iFreeTabletDopo tanti giorni di chiacchiere, fuffa e vento sul nuovo giocattolo della Apple, l’ormai fin troppo famoso iPad (che quasi mi scoccia parlarne ancora), iniziano – finalmente! – a venire fuori i veri concorrenti, cioè tablet pc con caratteristiche simili, e spesso se non sempre superiori. A prezzi inferiori, ovviamente :)

Uno dei più belli che ho visto è questo iFreeTablet, che anche nel nome prende per i fondelli l’ormai classica (e paraculica) nomenclatura appleiana dei propri prodotti (in stile “montanelli”, che come diceva grandiosamente Paolo Rossi ormai troppi anni fa, era una di quelle persone semplici che il proprio giornale lo chiamava “Il Giornale”; così Jobs: il proprio telefonino che va su internet lo chiama iPhone; il proprio aggeggio che scarica da internet i podcasto lo chiama iPod; il software per prendere i libri da internet si chiamerà iBook e quello per la musica iTunes, e via via a paraculeggiare …), ma che a differenza della sola di Cupertino è dotato di caratteristiche hardware di tutto rispetto:

il sistema è basato su un Intel Atom N270 a 1.6 GHz. Monta un Hard Disk da 160GB, e presenta diversi connettori e porte: ethernet, 3 USB, uscita VGA e un lettore di Card fotografiche. Lo schermo è un 10.2 pollici. Completano la configurazione hardware il supporto WiFi 802.11b/g, una fotocamera da 1.3 Mega Pixel, un sistema di Lock Kensington. Opzionale è il supporto 3G.

Il prezzo di lancio? Stando a Linux Netbook si aggira tra i 300 e 400 Euro (contro i 500 – 800 del coso della mela).

Il software è, che ve lo dico a fa’?, basato su GNU/Linux, Debian GNU/Linux, per la precisione, quindi completamente libero, senza DRM o TPM e altre schifezze…

Meditate gente, meditate… ;)

Leggi anche su:

http://www.oneopensource.it/02/02/2010/linux-contro-apple-ovvero-ifreetablet-contro-ipad/

http://www.tuxjournal.net/?p=10982

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Schizzi di bile, gennaio 2010

A mò di premessa

Inizio una nuova cosa, che vorrei capire se riuscirà ad essere almeno due cose:

1) terapeutica;

2) continua.

Sul secondo aspetto si vedrà: se riuscirò a starci dietro e, soprattutto, se mi darà soddisfazione, allora di ’sti schizzi di bile ne usciranno parecchi. Purtroppo.

Bile perché non ne posso più. Già non guardo più il telegiornale e praticamente manco la televisione tout court; quel poco che, per caso, mi passa davanti agli occhi mi fa sobbalzare e, appunto, mi fa venire gli attacchi di bile. Ributtiamoli qui, e si vedrà.

Schizzi di bile, gennaio 2010

Primo schizzo, 19 gennaio

Il 18 gennaio sono stati arrestate due persone nell’ambito di un’inchiesta sulle nuove brigate rosse che già a giugno dell’anno scorso aveva portato all’arresto di altre 5 persone.

Da quello che si è letto sui giornali il giorno dopo (e solo quello, perché già due giorni dopo non ha parlato più nessuno….), questi due non avrebbero fatto nulla, non avrebbero avuto nulla di pericoloso in casa (chessò, armi o droga o chissà che …).

MA, e qui si inizia veramente a delirare oltremodo, usavano tecnologie informatiche per non farsi controllare mentre navigavano e mentre usavano strumenti di comunicazione informatica.

Cioè, tutelare la propria privacy, ormai, sta diventando un reato. O se non proprio un reato, qualcosa per cui diventare sospettati di… cosa?!?!

Sotto un po’ di link a caso sulla questine…

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100120/pagina/06/pezzo/269423/

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/18/news/nuove_br-1990036/

http://www.carmillaonline.com/archives/2008/09/002788.html

Secondo schizzo

Il filmone di Christian De Sica Natale a Miami, o come cavolo si chiama, ha ottenuto il patentino di film d’assai dal Ministro della Cultura – nonché esimio poeta – Bondi. Questo significa che quel capolavoro, giustamente, otterà finanziamenti dallo stato e così pure i cinema che lo trasmetteranno.

Mica cazzi!

Terzo schizzo, 27 gennaio

Giorno della memoria. Figata!, peccato che in realtà sia il giorno della memoria di qualcosa, ma ben attenti a dimenticare tanto altro:

zingari, omosessuali, slavi, nativi americani, armeni, hutu e tustsi, etc etc etc…

W LA MEMORIA!!!!

Quarto schizzo, 28 gennaio

Oggi hanno annunciato in pompissima magnissima il nuovo strafico oggetto della Apple… UAU!

Che cos’è? Beh, ovviamente una roba che non s’è mai vista: è un tablet pc (naaaa!!), touchscreen (incredibbbileeeee!!!) al cui interno staranno tutti i programmi che già stanno dentro l’iPhone. Quindi è un iPhone più grosso, ma anche un iBook più piccino: non ci posso credere!!!!!

Dopo essermi ripreso dalla sgomento, vado a vedere le specifiche di questo gioiello della tecnologia (e anche della futurologia), e cosa si scopre? Si scopre che il magnifico oggetto permette di portarci solo la roba che si piglia da iTunes – quindi DRM a votamazza!; che grazie alla meravigliosa tecnologia (…) TPM Apple può fare quello che vuole col TUO device (tuo nel senso che lo paghi, ma poi ci fai quello che dice mamma apple…); che, insomma, al suo confronto il kindle è un coso opensource e libertario!

Sicché, di fronte alla gioia e al gaudio di tutti i passionisti di tecnologie, ma soprattutto di fronte alle SEGHE che già si stanno facendo le multinazionali dell’intrattenimento, il mio solo pensiero non può che essere:

morte al pannolone!!!!

Ultimo schizzo di gennaio

Oggi, come giustamente si dice in Toscana, finisco 40 anni, e quindi finisco così questo primo schizzo di bile. Saluto gli enta senza troppi rimpianti, che alla fine sono stati anni belli, finiti in maniera sicuramente contraddittoria: la meraviglia di un figlio, l’abbacinamento di una situazione politica e sociale da non poterci credere.

Ma alla fine, in maniera assolutamente folle e senza fondamento, continuo ad essere ottimista, e da questa – si spera – lunga stagione degli anta m’aspetto almeno quanto mi hanno dato gli enta. Se non di più!

Yehhhhhhhh!!! :)

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Gli olocausti dimenticati: quello dei nativi americani

David E. Stannard, Olocausto americano, Torino, Bollati Boringhieri, 2001 (ma l’edizione americana è del 1992, non a caso).

PROLOGO

Inizio qua ad annotare la lettura di un libro terribile, Olocausto americano, dello storico statunitense David E. Stannard. Il libro racconta, con dovizia di particolari, di fonti e di citazioni, gli effetti dell’arrivo degli europei nelle americhe dal 1492, con la conquista dell’America da parte di Cristoforo Colombo.

E già dal prologo Stannard inizia, giustamente, ad andarci giù duro: in soli 21 anni, dall’arrivo di Colombo e dei suoi nell’isola

vastamente popolata che l’esploratore aveva rinominato Hispaniola era divenuta una terra desolata: quasi otto milioni di persone – che Colombo aveva deciso di chiamare indiani – erano state uccise dalla violenza, dalle malattie e dalla disperazione.

Fu solo l’inizio: nel giro di poche generazioni tra il 90 e il 98% dei nativi americani fu sterminato, nel più grande genocidio di cui si abbia conoscenza nella storia dell’uomo. Stiamo parlando, in poco più di tre secoli, tra i 100 e ii 150 milioni di esseri umani, vecchi, bambini, donne e uomini.

La cifra è tale che gli studiosi che hanno studiato il fenomeno lo hanno fatto partendo sempre dal punto di vista demografico della strage, mai da quello “umano”. Anche perché la distruzione fu tale, che la memoria di quello che c’era prima dell’arrivo degli occidentali è stato quasi completamente spazzato via, lasciando spazio solo agli archeologi. Eppure le testimonianze non mancano:

il capitano Alonso Lopez de Avila, cognato dell’adelantado Montejo, durante la guerra del Bacalan catturò una giovane donna indiana di bell’aspetto. Temendo che fosse ucciso durante la guerra, la donna aveva promesso al marito di non aver rapporti con nessun altro, e nulla poté impedirle di sacrificare la propria vita per evitare di essere posseduta da un altro uomo; a causa della sua resistenza fu gettata in pasto ai cani.

Fu gettata in pasto ai cani, neanche come un oggetto, che quando non serve si butta via; come un pezzo di carne, che una volta che non è più buono da mangiare, lo si da ai cani, che aspettano scodinzolando sotto il tavolo.

Non c’è da pensare che questo atteggiamento fosse tipico di “un’epoca barbara”; ancora nel 1864, nel Colorado orientale, in un accampamento indiano sulle rive di un fiume arrivarono i soldati degli Stati Uniti. Ed iniziarono a massacrare tutti, uomini, donne e bambini. Uno di questi, di circa tre anni, iniziò a scappare:

il piccolo era nudo e si muoveva sulla sabbia. Vidi un uomo scendere da cavallo, da una settantina di metri sollevò il fucile e sparò: lo mancò. Arrivò un altro uomo e disse «Lasciami provare a colpire quel piccolo figlio di puttana. Ce la posso fare». Scese da cavallo, si inginocchiò e sparò al piccolo, ma lo mancò. Arrivò un terzo uomo, fece un’osservazione simile e sparò, il bimbo cadde riverso al suolo.

Quella sopra è la citazione della testimonianza del maggiore Scott J. Anthony, prima cavalleria del Colorado, davanti al Congresso degli Stati Uniti nel 1865.

Ma anche in questo caso non bisogna pensare a cose del passato, ad epoche barbare, in cui per “conquistare la frontiera”, per arrivare al “progresso” bisognava sacrificare qualcosa. Perché ancora nel 1986, la Commissione per i diritti umani dell’Organizzazione degli stati americani ha riportato che nei quindici anni precedenti quarantamila persone (40.000) erano semplicemente scomparse; ed altre centomila (100.000) erano state assassinate. Quasi tutti i morti erano indiani – come la donna data in pasto ai cani della citazione di prima – uccisi in maniera del tutto simile a quelle raccontate prima, ma negli anni ‘80 del novecento:

verso le 13.00 i soldati iniziarono a sparare alle donne raccolte all’interno della chiesetta. La maggior parte non morì lì; furono separate dai bambini, condotte a gruppi nelle case, e uccise, perlopiù con il macete […]. Poi tornarono per uccidere i bambini rimasti soli, senza le madri, e che piangevano e strillavano per il terrore. […] I soldati tagliavano il ventre dei bambini con un coltello o li afferravano per le gambe e gli fracassavano la testa con grossi bastoni. […] Poi fu la volta degli uomini. […] Erano le 17:30.

Hispaniola, fine XV secolo; Colorado, seconda metà del XIX; Guatemala, fine XX. Stesse le vittime, stessi i carnefici.

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E’ morto Howard Zinn

Howard ZinnHoward Zinn è morto ieri, all’età di 87 anni.

Con la sua scomparsa è venuto a mancare un’altro pezzo importante della storia della cultura di Sinistra mondiale.

Metto la S non perché Zinn fosse chissà quale leader o potente, anzi, proprio il contrario: Zinn era, semplicemente, meravigliosamente, un compagno. Come arma aveva il cervello e la tastiera, come scopo raccontare, spiegare, scoprire la vita, le lotte, la sofferenza, le vittorie, le sconfitte del popolo, della gente comune, di quelli di cui quasi sempre al storia (e la politica) non si occupa.

Zinn l’ha fatto in maniera magistrale, e il suo splendido libro Storia del popolo americano (purtroppo privo delle note, per una scelta editoriale ALLUCINANTE) né è l’esempio migliore.

Ci mancherai, compagno.

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